Morte di un poeta ( per Pasolini )
di Pasquale Lucio Losavio
del sangue del poeta.
Avevi ragione.
Forte la dolce
voce
ci diceva
gli assassini della
patria.
I tempi non erano
venuti
e tu cantavi
l’Apocalisse.
Non riconosceresti
nessuno
dei figli che
partoristi
mutati ormai estranei
non hanno più occhi
puri e furbi.
Solo l’aggeggio
ipnotico
detta senso
all’esistenza.
Ninetto canta er Piotta.
I confini della
metropoli
non conservano
innocenza.
Tu lo sai. Vittima
del sacrificio.
Il pratone è rosso
del sangue del
profeta.
“…Al di là del ponte si trova il centro della città, una
piazza affollata, verso sera, come in un giorno di festa. E’ una calca di uomini vestiti di nero e disegnati col diamante e il
carbone. Attorno a questa piazza si aggrovigliano, come visceri,
i vicoli e le stradine scoscese, attraverso cui si regrediscono fino nel cuore
del tempo. Il puro medioevo, intorno. Ti spingi giù verso il basso e arrivi
alle mura di un forte, svevo o normanno, puntato come
uno sperone verso là dove l’abisso di Massafra si apre sulla pianura
sconfinata. Il cielo è sbiadito e la sua luce colpisce accecante il borgo e le
rocce, uguali in colore e vastità, in vecchiezza e in silenzio...”
Dall’articolo I nitidi “trulli” di Alberobello
apparso il 18 marzo 1951 su “Il Quotidiano” a firma di Paolo Amari
pseudonimo di Pier Paolo Pasolini e
pubblicato su “Nuovi Argomenti” nel numero dell’ottobre – dicembre 2005.