Nostos

 

di Pasquale Lucio Losavio

 

                    

                                                                         “Difficilmente abbandona il proprio luogo

ciò che abita vicino all’origine”

Hölderlin, Die Wanderung

                           

     Alzai la testa e chiusi gli occhi.

Mi arrivava, sulla faccia, la brezza odorosa

di pini e di capperi e delle mille erbe

che attraversa il solco delle gravine.

 

La Terra si apre, si inerpica a picco

mostra nel ventre spaccato

le sue interiora.

Le ossa della Madre affiorano

bianche, lucide, senza pudore.

Immense ferite brulicanti di umani vermi

che di Lei si nutrono, scavando dimore.

Esistenze consumate all’ombra degli antri

in un’alba dell’umanità ritornata.

 

Siamo carne e ossa impastati

con l’acqua dei pozzi e terra

dove il lavoro di generazioni di dannati

si è consumato e che un giorno

ci accoglierà per trovare finalmente pace

ritornati a essere ciò che siamo da sempre.

 

Compresi, in quell’attimo, il cuore di Ulisse

quando dopo il peregrinare voluto dagli Dei

toccò le sponde della sua Itaca.

Non sempre il viaggio, per il quale

ogni uomo è partito, un giorno

prevede il ritorno, ma i fortunati

a cui gli Dei lo concedono sono ricolmi della felicità

che dà il grembo materno, il sicuro asilo

dove colmati di doni e profumi

potranno assaporare il frutto più dolce

del loro giardino.