Nostos
di Pasquale
Lucio Losavio
“Difficilmente abbandona
il proprio luogo
ciò che abita vicino all’origine”
Hölderlin, Die Wanderung
Alzai la testa e chiusi gli occhi.
Mi arrivava,
sulla faccia, la brezza odorosa
di pini e di
capperi e delle mille erbe
che attraversa il
solco delle gravine.
La Terra si
apre, si inerpica a picco
mostra nel ventre
spaccato
le sue
interiora.
Le ossa della
Madre affiorano
bianche, lucide,
senza pudore.
Immense ferite
brulicanti di umani vermi
che di Lei si
nutrono, scavando dimore.
Esistenze
consumate all’ombra degli antri
in un’alba
dell’umanità ritornata.
Siamo
carne e ossa impastati
con l’acqua dei
pozzi e terra
dove il lavoro di
generazioni di dannati
si è consumato e
che un giorno
ci accoglierà
per trovare finalmente pace
ritornati a essere ciò
che siamo da sempre.
Compresi, in quell’attimo, il cuore di Ulisse
quando dopo il
peregrinare voluto dagli Dei
toccò le sponde
della sua Itaca.
Non sempre il
viaggio, per il quale
ogni uomo è
partito, un giorno
prevede il ritorno,
ma i fortunati
a cui gli Dei
lo concedono sono ricolmi della felicità
che dà il grembo
materno, il sicuro asilo
dove colmati di
doni e profumi
potranno assaporare il
frutto più dolce
del loro
giardino.